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Il silenzio e la solitudine di quella stanza, erano paragonabili solo all’immensa compagnia che le tante stelle e il buio in quella notte echeggiavano, egli che guardava da quella finestra in attesa di un segnale, un suono o qualunque cosa che potesse abbattere quell’ infernale frastuono del nulla. Quando poi sinistri rumori cominciarono a rimbombare su tutta la casa, qualcosa o qualcuno si avvicinava a passo veloce, come se sapesse dove andare e chi cercare, aprendo quella porta di quella stanza oscura, gli apparve davanti un volto a lui famigliare, ma la cui espressione era incerta, insicura, ma un gran bisogno di aiuto. Lasciandogli varcare quella soia non sapeva come sarebbero andate le cose. Soli in quella stanza e nessun’altro in quella casa che avesse potuto disturbarli. “Ho provato, credimi ci ho provato davvero a dimenticarti, ma il tuo ricordo è il solo che mi tiene legato a questa vita”, disse il forestiero a quell’angelo prigioniero della villa, che guardando i suoi occhi gialli come l’oro, i capelli neri come il carbone e ascoltando la sua voce, suadente e penetrante come le urla degli inferi, egli gli rispose “Perché me? Perché una persona così buona, compie tali pazzie solo per me?”. Nelle lacrime l’angelo tentava di affogare il suo dispiacere, ma una dolce carezza, un’ abbraccio e poi i suoi occhi umidi con si incrociarono con quelli del l’altro, erano di un colore azzurro intenso come il cielo, da dove riuscivi a perderti come in un antro immenso, “Oh mio angelo, ho sopportato l’attesa di così tanto tempo, che non posso più trattenermi ”, scaraventandolo sul letto, immobilizzandogli le mani e guardandolo fisso negli occhi, si lasciarono travolgere dalla passione e li l’atmosfera si caricò d’amore e di adrenalina, circondati dal silenzio gli unici suoni che si udivano era il cigolio del letto che rimbombava a ritmo continuato e i gemiti carichi di sensualità e lussuria dei due, mentre i loro corpi privi di vestiti, uniti in una morsa stretta e caldi come il fuoco il cui stesso sudore concedeva un facile movimento e che ogni minuto che passava il desiderio continuava a salire, “T-ti prego….. aaaah-aah ba..sta, s-s-stò per….. venir… yaaaaaah ”, “Pe..rdonami, ma non posso……. ”. In un atto continuo e sempre più veloce, i gemiti diventavano urla carichi di dolore e di piacere, l’angelo ormai allo stremo delle sue forze non riuscendo neanche a parlare, reagì e con la forza che gli rimaneva “capovolse le parti” egli sopra l’altro sotto e mordendogli l’orecchio finalmente si udivano i gemiti dell’altro, pieni di piacere e goduria, e continuando poi con la lingua scendendo dal collo fino al petto, mordicchiandogli dolcemente i capezzoli, ascoltavo le urla di piacere del forestiero, incessantemente anche se lievemente affaticato, dominandolo con un movimento fluente e continuo dall’alto verso il basso udì la sua voce bassa e tremante: “Aaaaaah-aah-aah-aah, più ve—loce, più veloceeee…..angelo miiii..aaaaah, vo-voglio sentirti muovere dentro di me…. Ah-ah-ah-ah-ah-aaaaaaaaah. Ancooora, non fermarti ti pre-gooooo aaaaaah! ”. Completamente privo di energie l’angelo cadde su di lui privo di conoscenza, dovuto all’immenso piacere, il forestiero lo strinse tra le braccia e lo coprì dolcemente con la coperta e dandogli un bacio sulla fronte, guardò fuori e vide sorgere l’alba del nuovo giorno, da un’azione sembrata durare pochi attimi si prese le ore della notte, conseguendone il sorgere del sole. Il forestiero mentre uscì da quella casa, guardando la finestra, se ne andò salutando con un sorriso l’angelo che vi stava dormendo e così aprendo le porte dell’inferno in cui fece ritorno, sapeva che il suo amore stava lì ad aspettarlo anche la prossima notte.
Autore: B.Francoeur93

